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Il 25 novembre che non si dimentica: contro la violenza sulle donne

Esistono tante giornate mondiali, che quasi sempre sono dimenticate dalla pubblica opinione, ma questo non accade mai con quella del 25 novembre, ossia la Giornata internazionale contro ogni forma di violenza sulle donne.

Una ricorrenza che ogni volta ci richiama agli attenti, e se da un lato ci fa riflettere sui dati statistici che ogni anno ci rimandano ad un paese con un alto tasso di omicidi che cadono nel reato di femminicidio, dall’altro ci rendiamo conto che tutte le misure cautelative ancora non bastano.

Un cambiamento necessario dovrebbe partire dalla cultura di riferimento di ciascuno di noi. Non è semplice “interferire” con i pattern che per anni ci hanno caratterizzati in qualche modo, così come non è facile cambiare un sistema collettivo di valori e idee. Echi di patriarcato ancora si sentono nel 2020, e tutte le conseguenze ad esso associate e poi c’è il disagio individuale, che scinde ogni legame con la ragione.

Si parla di omicidio passionale, per intendere un reato commesso in modo irrazionale tra due individui legati da un vincolo affettivo, ma ciò non giustifica la morte e soprattutto, non vi è nulla di passionale in ciò che avviene tra un uomo ed una donna, quando si supera il limite.

Rapporti tossici con soggetti narcisisti sono dei campanelli d’allarme che possono sfociare in violenza mentale e fisica. Il quadro è complesso. Inizialmente non è mai subito evidente il lato violento di una persona, emerge sempre quando ormai si è coinvolti. Ma non esiste solo il delitto passionale, c’è anche l’abuso su donne da parte di sconosciuti, di vittime ignare di tutto ciò che sta accadendo, anche la coercizione mentale, il mobbing sono violenze che si vivono quotidianamente.

Spesso c’è un legame di parentela, ed è terribile scoprire che l’artefice del proprio malessere è rinchiuso proprio in casa con le vittime. Ancora, la violenza può non riguardare il genere, ma essere dilazionata su ogni individuo.

Dati Eures 2020

Nei primi dieci mesi del 2020 le donne vittime di omicidio sono state 91, una ogni tre giorni, un dato in leggera flessione rispetto alle 99 dello stesso periodo dell’anno scorso. E’ quanto emerge dal VII Rapporto Eures sul femminicidio in Italia, secondo cui a diminuire significativamente in realtà sono soltanto le vittime femminili della criminalità comune (da 14 a 3 nel periodo gennaio-ottobre 2020) mentre risulta sostanzialmente stabile il numero dei femminicidi familiari (da 85 a 81) e, all’interno di questi, il numero dei femminicidi di coppia (56 in entrambi i periodi); in aumento (da 0 a 4) anche le donne uccise nel contesto di vicinato.

In sostanza, l’incidenza del contesto familiare nei femminicidi raggiunge nel 2020 il valore record dell’89%, superando il già elevatissimo 85,8% registrato nel 2019. Analogamente, all’interno del contesto familiare, i femminicidi consumati all’interno della coppia salgono al 69,1% (erano il 65,8% l’anno passato). I femminicidi familiari – che negli ultimi 20 anni presentano un’incidenza progressivamente crescente – registrano il valore più elevato proprio nell’ultimo anno (89%), a fronte di una percentuale media del 73,5% (pari a 2.458 femminicidi familiari dal 2000 ad oggi). La coppia continua a rappresentare il contesto relazionale più a rischio per le donne.

In lockdown aumenta la violenza

La convivenza forzata è come una ‘trappola’. E il lockdown che diventa un ‘acceleratore’ del femminicidio. Le misure restrittive imposte dall’emergenza pandemica hanno fortemente modificato i profili di rischio del fenomeno: osservando i dati relativi ai femminicidi familiari consumati nei primi dieci mesi di quest’anno si rileva come il rapporto di convivenza, già prevalente nel 2019 (presente per il 57,6% delle vittime), raggiunga il 67,5% attestandosi addirittura all’80,8% nel trimestre del dpcm ‘Chiudi Italia’. Quando, tra marzo e giugno, ben 21 delle 26 vittime di femminicidio in famiglia convivevano con il proprio assassino.

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