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Area Nord Cultura

Sportivamente, le attività per l’estate 2020 per bambini e adulti

Nasce l’iniziativa “Sportivamente” Estate 2020 in sicurezza con i bambini per il periodo di giugno, luglio ed agosto. Tante le attività organizzate, come quello ludico sportive, ginniche, musicoterapia. Corsi di Yoga per adulti e cineforum.

L’idea parte dalla collaborazione di più associazioni Antropos, La Mandragora, Matteo III e ADS Atletica I Pini di Crispano. Tutte le attività saranno svolte all’interno della scuola IC Quasimodo, plesso elementare a Cappuccini.

Gli incontri saranno settimanali e saranno organizzati in base ai gruppi di coetanei, per migliorare e sviluppare una sana crescita mentale e fisica.

Per informazioni e iscrizioni, potrà chiamare il numero 3389617738

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Cultura News

In arrivo l’ Abbecedario della Corona Buona, un libro speciale

L’Abbecedario della Corona Buona è un libro speciale che contiene ventuno composizioni letterarie, una per ogni lettera dell’alfabeto, le illustrazioni di Lino Stefani e le musiche di Edoardo Catemario.

E’ destinato ai bambini delle città colpite dalla pandemia, ma anche a quelli che verranno dopo di loro. Questo progetto è la testimonianza che, anche la più difficile delle esperienze può essere trasformata in un’occasione di collaborazione volta a “fare del bene”.

L’iniziativa nasce dall’intuizione del musicista Edoardo Catemario e dall’entusiasmo della poetessa Antonetta Carrabs.

Il libro si avvale dei contributi di Dina Turco, Vittorio Zanella, Paolo Pezzaglia, Angela Andolfo, Silvia Messa, Iride Enza Funari, Elisabetta Orelli, Roberto del Gaudio, Lino Stefani, Deboorah Catemario, Massimo Montresor, Cristina Ferrini, Chiara Gelmetti, Ilaria Cenci Campani, Elisabetta Motta, Antonetta Carrabs e Edoardo Catemario.
Il libro racchiude filastrocche buffe, storie incredibili e poesie: c’è l’amico, Brunella la farfalla, foglia, estate, Teodolinda, Ninna nanna mamma, Zuqqa, la storia del brodo di zucca.

Le pagine si arricchiscono delle bellissime illustrazioni di Lino Stefani. Preziosa la raccolta di musiche di Edoardo Catemario che vanno dal dixie jazz, alla salsa cubana, alla ballata lombarda alla tarantella. Le canzoni ricordano quelle dello Zecchino d’Oro degli anni settanta. Ringraziamo per la collaborazione i musicisti: Sara Sol, Peppe Frana, Antonello Iannotta e il suo tamburello e i sax di Daniele Sepe.  
La finalità di questa iniziativa è quella di contribuire alla costituzione di un fondo da destinare ai bambini, figli dei medici e degli operatori sanitari che, in questa emergenza, hanno perso i loro genitori, pagando così il prezzo più alto. L’iniziativa è sostenuta e coordinata da Zeroconfini onlus  www.zeroconfini.it

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Costume Cultura

Vivere nell’incertezza ci fa male, ma è l’unico modo per essere liberi

Articolo a cura del dottor Giacinto Libertini

Siamo soliti vivere forti delle nostre certezze. Ci siamo sentiti invulnerabili rispetto alle malattie, sicuri di poter vedere quando ne avevamo desiderio amici e familiari, di poter frequentare bar, negozi, ristoranti, di poter andare liberamente dappertutto senza dover rendere conto a nessuno perché siamo liberi in un paese libero, di poter andare in vacanza nei luoghi migliori e di essere in una nazione che è ricca e prosperosa e in un continente che riteniamo il migliore.

Vivere senza certezze

L’epidemia di Covid-19 ha cancellato gran parte delle nostre certezze. Siamo ora timorosi, coperti da maschere che ci tolgono il respiro senza darci sicurezza, ci allontaniamo anche da chi conosciamo, dobbiamo render conto di ogni nostro passo e anzi ci è proibito passeggiare, ci è negato un caffè, un pranzo o una pizza fuori, di poter andare in un negozio, di stringere una mano o abbracciare un amico o un parente o andare da loro anche solo per il semplice piacere di stare un po’ insieme.

Un disastro economico, e le poche uniche certezze…

Inoltre il disastro economico che già incombe ed è pressante per moltissime famiglie fa accumulare enormi debiti agli organismi pubblici che poi dovranno essere pagati da noi tutti. Anche il futuro economico di questo nostro stato con fin troppi debiti e della stessa Europa è fonte di ansia e preoccupazione.

Questa epidemia sta falciando molte vite ma ancor più sta troncando per tutti certezze, quiete e libertà. La sola speranza è che quando questo strano film in cui ci troviamo nostro malgrado – comparse inconsapevoli di eventi maggiori – tutto sarà più bello anche se diverso.

La scoperta degli affetti

Apprezzeremo la gioia di poter stare con amici, il piacere di passeggiare liberamente e di andare nei negozi, il poter gustare una cena deliziosa, il guardare chi incontriamo senza pensare a come evitare di avvicinarci. Insomma tutto quello che facevamo fino a pochi giorni fa, certi di averlo per diritto inviolabile ma ora felici di averlo come un dono, prezioso e inestimabile quale è la vita. E forse guarderemo un po’ di più negli occhi il prossimo.

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Attualità Cultura News Politica Roma Società

Emergenza Coronavirus, l’appello di UNARMA: più sicurezza per tutelare i militari

Un’azione che parte da UNARMA (Associazione sindacale Carabinieri) quella di denunciare quanto accaduto nelle aule parlamentari circa un parere tecnico di alcuni esponenti di Forza Italia, Gasparri, Causin, Berardi e Minuto, che ha sollevato moltissime polemiche. Si tratta della richiesta di una sorta di “immunità” per i Comandanti per i danni da esposizioni dei militari al Coronavirus.

Infatti, con un parere approvato all’unanimità in Commissione Difesa del Senato (Resoconto sommario n. 56 del 26/03/2020), si è chiesto al Governo di valutare, “in conformità con quanto previsto in situazioni analoghe per le altre amministrazioni dello Stato, di garantire forme di tutela, in sede civile e penale, nei confronti dei responsabili delle strutture delle Forze armate (compresa l’Arma dei carabinieri), limitando la loro responsabilità qualora questi abbiano
assolto agli obblighi di informazione del personale sui rischi di contaminazione da agenti virali, e gli ordini emanati siano conformi alle indicazioni fornite dalle autorità sanitarie”
.

Situazione di incertezza, e la tutela?

E così, mentre i militari sono chiamati al rispetto degli ordini superiori (in verità emessi in modo del tutto confuso, contraddittorio e raffazzonato) in situazione di estrema incertezza e senza che vengano loro garantite le necessarie misure e condizioni di sicurezza, i parlamentari – che dovrebbero occuparsi di ben altre emergenze, sanitarie ed economiche, che in questo tragico
periodo stanno affliggendo il popolo italiano – non hanno trovato di meglio che proporre una sorta di impunità per i gradi superiori delle
Forze Armate, che si ritroverebbero così ad essere profumatamente pagati senza avere alcuna responsabilità nei confronti dei sottoposti nel caso in cui questi ultimi dovessero contrarre il coronavirus dopo aver adempiuto a ordini e direttive emanate in violazione delle norme di prevenzione e di salvaguardia dell’integrità fisica degli inferiori in grado.


Non possiamo sottacere, né sopportare che questa vergogna venga perpetrata ad esclusivo danno della stragrande maggioranza dei militari che stanno combattendo in prima linea e vantaggio di una “casta”, che da una parte sta facendo di tutto per non far equiparare i militari al resto degli impiegati civili dello Stato ma, dall’altra, tenta di appropriarsi delle norme di salvaguardia proprie dei dirigenti dello Stato, al fine di ottenere, così, una totale immunità anche nel caso di inadempimento ai doveri che incombono sui superiori.

L’ appello di UNARMA

Chiediamo, pertanto, che le forze politiche non diano seguito al disonorevole parere approvato dalla Commissione Difesa del Senato, e sin d’ora promettiamo a tutti i militari che nulla sarà
lasciato intentato affinché tale abietta norma, se approvata, venga posta nel nulla dai competenti organi giurisdizionali, perché non si ripeta un’altra Nassiriya!

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Attualità Cultura

I mutamenti sociali ai tempi del coronavirus. Intervista al giornalista Salvatore Santangelo

Un preludio di ciò che sarebbe accaduto nell’era globalizzata lo abbiamo avuto grazie all’intuizione di George Orwell che nel 1949 pubblicò il romanzo più discusso al mondo, 1984, che ha individuato le vere radici della manipolazione psicologica di uno stato totalitario. Il linguaggio diventa l’espressione delle potenzialità critiche del pensiero. Grazie alla parola, verbale, digitale o iconica, noi riusciamo ad apprendere conoscenze rispetto all’irrazionalismo sociale totalitario. Questo accadeva nel secolo scorso, dove il controllo degli individui era ben rappresentato dalla metafora del “Grande Fratello”, oggi invece, esistono nuove contraddizioni e paradossi che esemplificano tale predizione, diventata routine sotto gli occhi di tutti. Esiste, in realtà, una nuova mappatura del mondo.

Salvatore Santangelo, giornalista e docente universitari, si è dedicato alla scrittura di “Babel” (Castelvecchi editore), indagando sui nuovi modelli della società della globalizzazione. Evoluzione a cui si sovrappone l’emergenza sanitaria legata al Coronavirus.

Ispirato dal film del 2006 di Alejandro González Iñárritu dove, mano mano che la storia va avanti, emerge il legame tra eventi apparentemente scollegati tra loro.

Perché parlare di globalizzazione oggi?


«Nel libro riconosco apertamente il debito nei confronti della poetica di Iñárritu, incentrata sulla rappresentazione del dolore e sull’impossibilità di comunicare. Ci troviamo di fronte a destini sospesi su confini culturali, psicologici e geografici. E tutto ciò è una perfetta metafora della nostra contemporaneità: legami deboli, effetti potenti. Non parlerei tanto di globalizzazione, ma di globalizzazioni.

Il mondo non sta fermo e nessun ordine è eterno

L’impetuosa crescita economica della Cina, le tensioni costanti in Africa e in Eurasia, le rinnovate conflittualità di ordine religioso, i poderosi flussi migratori, il collasso delle istituzioni e delle pratiche multilaterali, le trasformazioni tecnologiche, l’internazionalizzazione dei mercati e le tempeste finanziarie: mondializzazione è il termine che compendia tutto ciò.


«Il Covid19 sarà il cigno nero che metterà all’angolo quella che Ulrich Beck ha battezzato come la “Società del rischio”. E all’attuale emergenza sanitaria, nei prossimi mesi, si unirà una recessione globale. Si tratterà di una crisi ancor più devastante di quella del 2008 perché, in questo caso, impatterà sul versante della produzione. Tutto ciò segnerà un netto spartiacque tra un prima e un dopo. È come se fossimo di fronte a un cerchio che si chiude: il novembre 1989 diede il via a una “cronologia fatale”: nel 1991 si dissolve l’Urss, nel 2001 abbiamo l’attacco alle Torri Gemelle e ingresso della Cina nel Wto. Con la Brexit, con l’elezione di Trump, con il progressivo disimpegno Usa dal Medio Oriente e con il ritorno della Russia nello scacchiere internazionale sta prendendo forma un contesto totalmente diverso da scoprire e costruire con coraggio e con una buona dose di capacità visionaria.


La Siria è una delle aree chiave per mettere a fuoco tutte le contraddizioni di questa globalizzazione?
«La guerra siriana è per definizione una guerra ibrida: conflitto civile e – allo stesso tempo – teatro di scontro tra bande e milizie, nonché conflitto settario, regionale, mondiale. Assad sopravvivendo vince, così come Russia e Iran. Arabia Saudita e Qatar sono i grandi sconfitti. Lo stesso si potrebbe dire della Turchia, se non fosse che il presidente Recep Tayyip Erdogan – con uno spregiudicato riorientamento della sua strategia, e rinunciando de facto al suo obiettivo, che era la caduta di Assad – si è posto tra gli attori chiave per una futura composizione del conflitto. Anche gli Usa e i Paesi europei, per i quali, sin dal 2011, Assad aveva perso legittimità, sono da annoverare tra gli sconfitti».
Flussi di merci e capitale e flussi di persone, in un’attualità che produce disastri umanitari come quelli che stiamo vedendo in queste ultime settimane a Lesbo o in altre isole greche.
«A riguardo, occorre sottolineare che queste masse di profughi sono l’esito del ventennale processo di destabilizzazione di questa area e che Erdogan in questi anni non ha fatto nulla di diverso da quello che gli italiani hanno chiesto di fare alle diverse fazioni che si contendono il potere in Libia: arrestare i flussi migratori. Ma proprio dando a questi soggetti la titolarità di un potere così grande ne diventiamo di fatto ostaggi».

Salvatore Santangelo
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Caivano Costume Cultura

Storie, leggende e realtà. “O’ fuoss o’ lup” e la Janara

Lo storico caivanese Gaetano Di Mauro racconta “L’origine dei nomi dei luoghi caivanesi” – Storie, leggende e realtà

Incominciamo con “O’ fuoss o’ lup”, uno dei siti meno conosciuti, ma la cui storia è ricca di aneddoti e di fatti accaduto. Il luogo si trova all’altezza del rione Iacp, al confine con il paese Orta d’Atella.

Si raccontano tante storie legate a questo posto, io mi limiterò ad evidenziarne solo alcune. Prima dell‘Unità d’Italia, il sito era abitato da caprai e da pecorai. E proprio uno di questi uomini diventò bravo nell’addestramento di cani da guardia a difesa dei greggi. Si narra, pare, fosse riuscito ad addestrare i cuccioli di una lupa e farli diventare abilissimi difensori delle pecore contro i propri simili.

Per impedirgli di scappare durante il periodo dell’addestramento, scavò un fosso e lo recintò, dove custodiva ed allevava i lupacchiotti. Fu forse per questo motivo che la zona fu chiamata “fosso del lupo” e più tardi diede il nome alla strada. Si racconta che nel posto dimorasse una donna vestita sempre con un saio nero, la leggenda l’accosta ad una monaca di clausura, scappata dal convento di Sant’Arcangelo a Baiano, prima che venisse interdetto ed abbandonato allo stato laicale.

Si rifugiò in un rudere campestre nel territorio nostrano, nel sito noto come “Fosso del Lupo”. Ci sono degli scritti tramandati dal Pantano nel 1400 e quelli del 1829 pubblicati in Francia per non incorrere nelle ire del Vaticano, poi tradotti e pubblicati da Benedetto Croce nel 1860, nei quali si menzionano i nomi delle monache provenienti dalle famiglie più antiche ed agiate della nobiltà napoletana.

Le più spregiudicate erano Giulia Caracciolo, Agnese Arcamone, Chiara Frezza, Luisa Sanfelice, che morì a soli 36 anni. Insieme ad altri cognomi altisonanti si macchiarono delle più inaudite nefandezze sessuali.

Il convento era dotato di una porticina secondaria e da lì, la notte entravano i giovani del circondario e ad attenderli c’erano loro già svestite e pronte per trascorrere notti di sesso e sodomia, sembravano monache assatanate.

Una di loro scappò per non essere rinchiusa nel nuovo monastero, non rivelò mai la sua identità. Era alta, smilza con un naso aquilino e veniva apostrofata “A Janara”.

Viveva di piccole offerte datele dai contadini per fugaci incontri. “Vox populi” asseriva che la notte era facile vederla nei pressi delle stalle intenta a far treccine ai cavalli, poi li cavalcava, facendoli trovare la mattina stremati e sudati.

Altre voci su di lei dicevano che la “Janara” frequentasse animali per motivi più “piccanti” accostandola ad una spregiudicata regina del passato.

Passo adesso “For o’casino” alla fine di Corso Umberto, al confine con Cardito. Da giovane mi sono trovato spesso in difficoltà ogni qualvolta nominavo questo rione della città in presenza di donne, perché mi sembrava di dire una parolaccia. Infatti quasi tutti credevano che in quel posto prima venissero chiuse nel 1958, si trovasse un casino o casa d’appuntamento dove lo stato disciplinava la prostituzione ricavandone cospicui introiti, sostituendo i “papponi” attuali.

Dopo questa breve parentesi sul fenomeno della prostituzione, torniamo al significato del nome dato al luogo “for o casin” e non casino, perché appunto non c’è mai stata una casa di appuntamenti, ma per la presenza propria di prostituzione fissa, dove venditori e commercianti avevano l’obbligo di fermarsi per far visionare agli addetti la propria mercanzia e pagare il dazio, una tassa stabilita in passato dai Borboni ed in vigore fino al 1960.

Fonte: l’articolo a cura di Gaetano Di Mauro è stato pubblicato per la prima volta sul quindicinale “Caivano Press” il giorno 17 marzo 2012.