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Area Nord Costume

L’artista afragolese, Giovanni Del Papato, in radio con un nuovo singolo

Il giovane cantautore Afragolese Giovanni Del Papato torna in radio e negli store digitali con il nuovo singolo “Ho bisogno di te”.

In tutti i digital store il nuovo singolo del cantante Giovanni Del Papato per l’etichetta discografica Rosso Al Tramonto. “Il brano è nato dalla penna del bravissimo Vittorio Valenti dopo che ci siamo confrontati, gli ho spiegato esattamente quello che era il mio pensiero e la mia idea di comunicazione, quello che volevo venisse fuori. – dichiara Giovanni Del Papato – Vittorio ha fatto un grandissimo lavoro perché è riuscito a comprendere alla perfezione la mia esigenza emotiva, quello che voglio comunicare attraverso la mia voce e la mia musica. Nonostante sia anche io spesso autore dei miei brani, affidarmi a lui in questa occasione è stata un’ottima esperienza di crescita a livello professionale.
Con il team di Rosso al Tramonto, mi sono sentito subito a casa, – 
conclude Del Papato – Emy ha dato il suo tocco “magico” al brano, gli ha dato freschezza e lo ha impostato al meglio per permettermi di esprimermi al meglio con le mie caratteristiche e capacità“.

Biografia
Giovanni Del Papato, napoletano 30 anni. Ha iniziato a cantare da quando aveva tre anni.
Il primo palco è stato il balcone di casa e i primi fan i suoi condomini.
Era il 1996 quando partecipò ad un concorso canoro per bambini e vinse il primo premio, cantando un brano di Massimo Di Cataldo “Se adesso te ne vai”.
Poco dopo ha scoperto la musica e il genio di Michael Jackson, il suo più grande idolo, approfondendo le conoscenze nel mondo della Blackmusic, trovando in particolare nel soul e R&B, lapiù efficace espressione. Da quando aveva sedici anni studia canto e tecnica vocale, durante il percorso di studi ha approfondito con teoria musicale e ear training.

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Costume Cronaca Società

Elezioni 2020, bloccare le preferenze per le Regionali e Comunali

Per le prossime elezioni regionali e comunali, che saranno slittate ad ottobre, è prevista la cancellazione delle preferenze. Quindi questo implica delle liste bloccate e ciò lo deciderebbero i partiti. La notizia parte dal quotidiano “affaritaliani.it” che spiega che alla base di questa decisione ci sarebbe una legge di poche righe da varare nelle prossime settimane in Parlamento e che ne modifichi la norma generale.

Le Regioni che quest'anno andranno al voto saranno il Veneto, la Liguria, la Toscana, le Marche, la Campania e la Puglia. 

Perché eliminare le preferenze?

Come sappiamo la pandemia Covid-19 ha annullato o rimandato tutti i programmi nazionali e quindi anche le elezioni fissate a maggio. E’ stata proprio la convivenza con il virus ad aver fatto scartare l’ipotesi delle urne a luglio, in quanto le liste si sarebbero dovute presentare a giugno, e questo avrebbe spinto tutti i partiti a fare campagna elettorale. In tal caso, la campagna sarebbe avvenuta con un sistema tradizionale, fatto di incontri, strette di mano e cene. Cosa che ovviamente non sarà possibile realizzare a seguito dell restrizione contenitive del contagio.

E’ questo il motivo che spinge il Parlamento a presentare le liste bloccate, annullando la possibilità di scelta tra più candidati, senza però contare che che questa decisione implica alle segreterie dei partiti di scegliere chi eleggere e chi no. Stabilendo l’ordine dei candidati sulle liste, al massimo si potrebbe avere l’alternanza uomo-donna, in ogni caso si farà in modo tale da evitare che ci siano degli scambi di comunicazione vis a vis, degli incontri, anche porta a porta, per far eleggere i vari candidati.

Il distanziamento sociale non può diventare l’alibi per commissariare la democrazia. Un conto sono i listini bloccati alle politiche, altro discorso alle comunali: in questo caso le preferenze ai candidati al Consiglio rappresentano il cuore amministrativo di interi paesi che hanno già dovuto subire abusi politici di amministrazioni pilotate e anchilosate ad un sistema corrotto.

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Costume Eventi

La Compagnia Stabile Teatro Ester in diretta con “Natale in casa Cupiello”

L’arte non conosce ostacoli, ed è così che gli artisti si organizzano per far trascorrere delle ore liete agli utenti di Facebook con uno spettacolo in diretta.

La Compagnia Stabile Teatro Ester realizza “Natale in casa… Cupiello”

Domenica 26 aprile alle 20.30 ci sarà in prima visione ed unica rappresentazione la diretta dello spettacolo che sarà trasmessa dalla pagina Facebook Compagnia Stabile Teatro Ester

🎄”NATALE IN CASA CUPIELLO”⭐❄
Commedia in tre atti di Eduardo De Filippo

Regia di Maria Autiero

con

Alberto Pagliarulo…………..Luca Cupiello
Rosaria Russo………………Concetta, sua moglie
Fausto Bellone………………Tommasino, loro figlio, detto “Nennillo”
Ivana D’Alisa………………….Ninuccia, la figlia
Ermete Ercolano…………….Nicola, suo marito
Antonio Vitale…………………Pasquale, fratello di Luca
Emilio Salvatore……………..Vittorio Elia
Marcello Cozzolino…………Dottore
Patrizia Doria…………………Carmela
Ester Benedetto……………..Olga Pastorelli
Raffaele Marino………………Luigi Pastorelli
Giovanni Ciaramella………..Alberto
Raffaele Filetti………………..Raffaele
Alessia Ferraro……………….Maria

Note di Regia

Quando decisi di mettere in scena Natale in casa Cupiello la prima domanda che mi posi fu con quali occhi possiamo guardare ad una commedia che ha già detto tutto grazie al suo più famoso interprete? La risposta mi arrivò immediata dalla parte dell’autore! Chiesi agli attori di spogliarsi di tutto e guardare ai personaggi dalla parte dell’autore leggendo tra le righe e approfondendo lo spessore psicologico dei personaggi. Non so se ci sono riuscita lascio allo spettatore l’ardua sentenza.

Costumi di Maria Pennacchio

Sarta Rosaria Scognamiglio

Scene R. Norma e Rosaria Russo

Luci e audio Antonio McCandless Minichini

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Attualità Costume

“Le fasi 2 e 3 non prevedono nulla per i centri commerciali”

Gaetano Graziano, napoletano che da poco ha superato la cinquantina, è da qualche anno il vicepresidente dell’associazione dei Direttori dei Centri Commerciali, sodalizio con sede a Milano, ma ha sempre lavorato in Campania. Anche la grande distribuzione non se la passa meglio di questi tempi…

Cosa pensate di questi provvedimenti del Governo?

“I centri commerciali sono realtà molto complesse, forse per questo sono “stati dimenticati”, come associazione dei direttori dei Centri commerciali auspichiamo che ci sia un approfondimento delle tematiche relative alle nostre strutture e che si ponga rimedio immediato a questa “dimenticanza” anche perché le ripercussioni economiche saranno catastrofiche per un settore che conta in Italia circa 1.178 strutture attive con 360 mila dipendenti diretti e 36 mila negozi, quasi due miliardi di visitatori all’anno e un fatturato che si aggira intorno ai 139 miliardi di euro circa, un mercato che nel complesso vale il 4% del Pil del Paese: con questi numeri non possiamo aspettare, stando chiusi, fino a quando non ci sarà la certezza di una cura o di un vaccino”.

Come si sta preparando l’industria dei centri commerciali in termini di misure di sicurezza per un eventuale riapertura?

”In questo delicato momento di emergenza, affinché il centro commerciale possa ancora attirare una clientela, deve garantire al suo visitatore un ambiente sicuro, nel quale egli possa muoversi con una certezza di non correre rischi per questo stiamo lavorando su vari fronti: rispetto delle regole sanitarie (mascherine, temperatura, disinfettanti per le mani, altri DPI…); gestione dei flussi di visitatori in entrata; gestione dei percorsi in galleria per evitare assembramenti; gestione degli spazi dedicati ad eventuali code per l’ingresso nei singoli negozi; gestione giornaliera della sanificazione degli ambienti ecc.. Riaprire in sicurezza è la nostra priorità ci aspettiamo, quindi, sia un aiuto per sostenere le attività in difficoltà (molti punti vendita non saranno in grado di ripartire), sia delle direttive che ci permettano di riaprire già dal prossimo mese”.

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Costume News

Angela Cuore Matto canta Halleluyah e il suo video diventa virale

Forse c’è un Dio sopra di noi… E’ così che la cantante Angela Cuore Matto intona in italiano la canzone Hallelujah di Jeff Buckley, cantanta sul balcone di casa sua, durante una flashmob organizzata in modo spontaneo per i suoi concittadini, che a Pascarola (frazione di Caivano) stanno vivendo queste ultime ore in piena ansia e preoccupazione.

L’ho fatto per tutti noi… Rispettiamo le regole, rispettiamo il prossimo.

Angela Cuore Matto

Non immaginava però che, mentre era ripresa, il suo video pubblicato su Facebook avrebbe fatto il giro dell’Italia; trasmesso anche in onda su Canale 5 nel programma “Pomeriggio Cinque”, dove la conduttrice Barbara D’Urso l’ha ringraziata per il suo gesto, evidenziando la sua bellissima voce.

Il video ha avuto tantissime visualizzazione ed è diventato virale, raggiungendo 11.534.597 visualizzazioni.

Ho cantato con l’anima, questo si è visto, e Dio mi ha premiata

Angela Cuore Matto

In effetti, quello di Angela, è un grido di pace che arriva dritto al cuore. Conosciuta da tutti come una ragazza sensibile, che canta da 35 anni, suona la batteria ed il piano. Tutto questo lo fa da autodidatta e la musica è tutta la sua vita, un lavoro ma soprattutto una passione.

Angela Cuore Matto

Ho cantato Alleluyah come preghiera per abbracciare tutti da lontano in questo brutto momento. Il messaggio che voglio trasmettere è di restare a casa, e se ora le cose vanno leggermente meglio, è importante non arrendersi, evitando di vanificare tutto il sacrificio fatto e quindi rimanere a casa è fondamentale. Ci tengo a dirlo che la canzone è stata cantata come gesto d’amore, non desideravo pubblicità e successo, è avvenuto in modo spontaneo e questo mi ha sorpresa. Sembra quasi una risposta dall’Alto. Per questo, ancora di più mi viene dal cuore dire #restiamoacasa

Angela Cuore Matto
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Costume Cultura

Vivere nell’incertezza ci fa male, ma è l’unico modo per essere liberi

Articolo a cura del dottor Giacinto Libertini

Siamo soliti vivere forti delle nostre certezze. Ci siamo sentiti invulnerabili rispetto alle malattie, sicuri di poter vedere quando ne avevamo desiderio amici e familiari, di poter frequentare bar, negozi, ristoranti, di poter andare liberamente dappertutto senza dover rendere conto a nessuno perché siamo liberi in un paese libero, di poter andare in vacanza nei luoghi migliori e di essere in una nazione che è ricca e prosperosa e in un continente che riteniamo il migliore.

Vivere senza certezze

L’epidemia di Covid-19 ha cancellato gran parte delle nostre certezze. Siamo ora timorosi, coperti da maschere che ci tolgono il respiro senza darci sicurezza, ci allontaniamo anche da chi conosciamo, dobbiamo render conto di ogni nostro passo e anzi ci è proibito passeggiare, ci è negato un caffè, un pranzo o una pizza fuori, di poter andare in un negozio, di stringere una mano o abbracciare un amico o un parente o andare da loro anche solo per il semplice piacere di stare un po’ insieme.

Un disastro economico, e le poche uniche certezze…

Inoltre il disastro economico che già incombe ed è pressante per moltissime famiglie fa accumulare enormi debiti agli organismi pubblici che poi dovranno essere pagati da noi tutti. Anche il futuro economico di questo nostro stato con fin troppi debiti e della stessa Europa è fonte di ansia e preoccupazione.

Questa epidemia sta falciando molte vite ma ancor più sta troncando per tutti certezze, quiete e libertà. La sola speranza è che quando questo strano film in cui ci troviamo nostro malgrado – comparse inconsapevoli di eventi maggiori – tutto sarà più bello anche se diverso.

La scoperta degli affetti

Apprezzeremo la gioia di poter stare con amici, il piacere di passeggiare liberamente e di andare nei negozi, il poter gustare una cena deliziosa, il guardare chi incontriamo senza pensare a come evitare di avvicinarci. Insomma tutto quello che facevamo fino a pochi giorni fa, certi di averlo per diritto inviolabile ma ora felici di averlo come un dono, prezioso e inestimabile quale è la vita. E forse guarderemo un po’ di più negli occhi il prossimo.

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Caivano Costume Cultura

Storie, leggende e realtà. “O’ fuoss o’ lup” e la Janara

Lo storico caivanese Gaetano Di Mauro racconta “L’origine dei nomi dei luoghi caivanesi” – Storie, leggende e realtà

Incominciamo con “O’ fuoss o’ lup”, uno dei siti meno conosciuti, ma la cui storia è ricca di aneddoti e di fatti accaduto. Il luogo si trova all’altezza del rione Iacp, al confine con il paese Orta d’Atella.

Si raccontano tante storie legate a questo posto, io mi limiterò ad evidenziarne solo alcune. Prima dell‘Unità d’Italia, il sito era abitato da caprai e da pecorai. E proprio uno di questi uomini diventò bravo nell’addestramento di cani da guardia a difesa dei greggi. Si narra, pare, fosse riuscito ad addestrare i cuccioli di una lupa e farli diventare abilissimi difensori delle pecore contro i propri simili.

Per impedirgli di scappare durante il periodo dell’addestramento, scavò un fosso e lo recintò, dove custodiva ed allevava i lupacchiotti. Fu forse per questo motivo che la zona fu chiamata “fosso del lupo” e più tardi diede il nome alla strada. Si racconta che nel posto dimorasse una donna vestita sempre con un saio nero, la leggenda l’accosta ad una monaca di clausura, scappata dal convento di Sant’Arcangelo a Baiano, prima che venisse interdetto ed abbandonato allo stato laicale.

Si rifugiò in un rudere campestre nel territorio nostrano, nel sito noto come “Fosso del Lupo”. Ci sono degli scritti tramandati dal Pantano nel 1400 e quelli del 1829 pubblicati in Francia per non incorrere nelle ire del Vaticano, poi tradotti e pubblicati da Benedetto Croce nel 1860, nei quali si menzionano i nomi delle monache provenienti dalle famiglie più antiche ed agiate della nobiltà napoletana.

Le più spregiudicate erano Giulia Caracciolo, Agnese Arcamone, Chiara Frezza, Luisa Sanfelice, che morì a soli 36 anni. Insieme ad altri cognomi altisonanti si macchiarono delle più inaudite nefandezze sessuali.

Il convento era dotato di una porticina secondaria e da lì, la notte entravano i giovani del circondario e ad attenderli c’erano loro già svestite e pronte per trascorrere notti di sesso e sodomia, sembravano monache assatanate.

Una di loro scappò per non essere rinchiusa nel nuovo monastero, non rivelò mai la sua identità. Era alta, smilza con un naso aquilino e veniva apostrofata “A Janara”.

Viveva di piccole offerte datele dai contadini per fugaci incontri. “Vox populi” asseriva che la notte era facile vederla nei pressi delle stalle intenta a far treccine ai cavalli, poi li cavalcava, facendoli trovare la mattina stremati e sudati.

Altre voci su di lei dicevano che la “Janara” frequentasse animali per motivi più “piccanti” accostandola ad una spregiudicata regina del passato.

Passo adesso “For o’casino” alla fine di Corso Umberto, al confine con Cardito. Da giovane mi sono trovato spesso in difficoltà ogni qualvolta nominavo questo rione della città in presenza di donne, perché mi sembrava di dire una parolaccia. Infatti quasi tutti credevano che in quel posto prima venissero chiuse nel 1958, si trovasse un casino o casa d’appuntamento dove lo stato disciplinava la prostituzione ricavandone cospicui introiti, sostituendo i “papponi” attuali.

Dopo questa breve parentesi sul fenomeno della prostituzione, torniamo al significato del nome dato al luogo “for o casin” e non casino, perché appunto non c’è mai stata una casa di appuntamenti, ma per la presenza propria di prostituzione fissa, dove venditori e commercianti avevano l’obbligo di fermarsi per far visionare agli addetti la propria mercanzia e pagare il dazio, una tassa stabilita in passato dai Borboni ed in vigore fino al 1960.

Fonte: l’articolo a cura di Gaetano Di Mauro è stato pubblicato per la prima volta sul quindicinale “Caivano Press” il giorno 17 marzo 2012.